Per chi pensa che la zona di Sibari e di Cassano allo Ionio sia solo ed esclusivamente bel mare, diciamo che qui c’è molto di più.

Sibari, infatti, è conosciuta anche per il suo parco archeologico, molto noto nonché molto importante non solo per gli studiosi di beni culturali, ma anche per tutti coloro che vogliono entrare in contatto con quelle che sono le origini di questa zona e di quelle che la circondano.

La prima cosa che c’è da dire sul Parco Archeologico di Sibari è che si estende per ben 168 ettari e si raggiunge facilmente con la propria auto, dato che si trova al km 25 sulla strada statale 106 Ionica. La stessa strada lo attraversa tutto partendo da nord e andando in direzione sud.

Parco archeologico di SibariFoto CC-BY-SA 2.0 di Peter Stewart

Una delle maggiori peculiarità della zona è che si trova sulla riva di un fiume, per l’esattezza del fiume Crati che, però, sta creando alcuni problemi ai reperti dato che si verificano delle infiltrazioni d’acqua che, attualmente, vengono trattate con un complesso e innovativo sistema a pompe, capace di ridurre i danni alle strutture ai minimi termini.

Altra peculiarità, invece, è quella che riguarda la sostanza del parco stesso: nella zona, infatti, si sono susseguite e sovrapposte ben tre città e se ne vedono i resti. Proprio questo caratterizza questo parco archeologico che, come detto, conserva le testimonianze tanto della arcaica Sybaris, quanto dell’ateniese Thourioi e della romana città di Copia. C’è da dire che, nonostante siano stati rinvenuti dei reperti risalenti a tutte le epoche in questione, attualmente gli scavi effettuati sino a questo momento hanno riportato alla luce la città romana di Copia che, naturalmente, è la più superficiale, nonché quella che si è sviluppata maggiormente.

Gli scavi sono iniziati ufficialmente a partire dal 1932, quando sono stati rinvenuti i primi resti che hanno reso possibile l’individuazione della antica città romana di Copia. Il primo risultato ottenuto è stato il rinvenimento, nella zona conosciuta come Parco del Cavallo, di una grande Plateia, ossia di una strada lunga ben 350 metri e larga 13, che si dirige in direzione nord-sud ed è dotata di canalizzazioni laterali. Dopo di ciò, è stata scoperta un’altra strada che si interseca con la prima, dirigendosi, però, in direzione est-ovest. Da quel momento ci sono stati moltissimi altri scavi, che hanno reso possibile la scoperta di alcune altre caratteristiche della città romana in questione. Ad esempio, percorrendo la Plateia che è stata riportata alla luce, si notano,. sull’angolo nord-est i resti di quello che senza dubbio fu un teatro romano, che gli studiosi hanno fatto risalire al I secolo d.C. Sempre agli altri angoli si trovano le terme e le tabernae che animavano la città di Copia e che erano strutture molto tipiche dell’epoca romana. Sempre da questa epoca, poi, ci arriva una bellissima domus, una grande villa con pavimenti a mosaico, che si trova proprio dietro al teatro. Con tutti questi rinvenimenti, la cittadina romana ha preso vita una seconda volta ed è molto interessante cercare di ricostruirla, per fare un salto indietro nel tempo.

Come detto, però, sono stati rinvenuti anche alcuni resti di epoche più remote come, ad esempio, il Toro Cozzante, testimonianza che ci viene dal V secolo a.C e che, quindi, fa capo alla città di Thourioi che venne ricostruita dagli ateniesi. La statua in bronzo è attualmente esposta al Museo Archeologico della Sibaritide.

Spostandosi un po’ rispetto a quello che è il Parco del Cavallo e muovendosi in direzione est, si trova una nuova zona di scavi, interessata dal cosiddetto “scalo di alaggio”, che altro non è che uno scalo sul mare che venne adibito, sino al IV secolo a.C. alla riparazione e manutenzione delle barche. Anche qui sono stati ritrovati alcuni resti, come ad esempio quelli del grande muro in conglomerato che era lo strumento difensivo della città di Copia.

In zona si trova anche un intero quartiere artigianale della città più antica, ossia Sybaris. Grazie al rinvenimento di pozzi e fornaci, si capisce che si tratta di un quartiere periferico della antica colonia achea e da qui arrivano molti reperti in ceramica, che sono stati datati tra il VII e VI secolo a.C.

Si tratta, quindi, di una zona molto bella e preziosa per quel che concerne la memoria storica e le più remote origini della Calabria. Chi pensa che qui si possa venire solo per andare al mare e per fare dei bei tuffi in un mare cristallino si sbaglia, dato che qui si trova molto altro, a partire da queste preziosissime testimonianze, che sono un vero e proprio patrimonio di tutta l’umanità, la cui visita vale da sola un viaggio in questa fantastica zona, pregna di bellezze naturalistiche, arte e cultura.

E per quanti volessero soggiornare nelle vicinanze del sito archeologico, a pochi km sorge il Minerva Resort & Spa villaggio vacanze in Calabria tra i più frequentati e noti.

 

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